Alleluia, è Pasqua. Oggi renderò lode a Dio sacrificando un capretto. Lo so, non è molto, ma Isacco proprio non era disponibile. Per questa volta il Magnifico si dovrà accontentare.
Pasqua: quella festa straordinaria in cui i cristiani di tutto il mondo ringraziano il figlio del proprio Dio, morto per salvare l’umanità. Anche se a me piace di più pensarla come: “Pasqua: quella festa straordinaria in cui i cristiani di tutto il mondo ringraziano il figlio del proprio Dio, morto per salvare anche Massimo Giletti”. Così la giornata prende tutto un altro gusto.

Pasqua: quella festa straordinaria in cui i cristiani di tutto il mondo ringraziano il figlio del proprio Dio, morto per salvare l’umanità, regalandosi a vicenda degli ellissoidi di cioccolato. Ovviamente il mio sarcasmo è blasfemo, in realtà la Bibbia è piena di riferimenti alle uova di Pasqua. Prendiamo ad esempio il vangelo di San Marco (16: 14-15): “Infine [Gesù, ndr] apparve agli Undici stessi, mentre erano a tavola e li rimproverò per la loro durezza di cuore, perché non avevano creduto a coloro che lo avevano veduto resuscitato. Poi disse loro: «Potrei avere un altro pezzo di cioccolato? Questo fondente è la fine del mondo»”.

Non so voi, ma io diffido di una religione che dichiara suo profeta reincarnato Steven Seagal. Ah no, scusate, quello è il Buddhismo tibetano. A proposito di Buddhismo. Devo confessare che, nonostante la mia naturale antipatia per i regimi che non garantiscono le libertà civili, la visione di un manganello che sbatte contro il cranio di un monaco buddhista basta da sola a restituirmi allo stesso tempo: 1) il buonumore e 2) la simpatia per i regimi che non garantiscono le libertà civili. Voilà:
Non va già meglio? No? Volete sapere il perché di tutto questo astio verso i preti tibetani?
Il Tibet*, prima dell’invasione cinese, era uno stato teocratico medievale. Uno. Stato. Teocratico. MEDIEVALE. La situazione durava ancora negli anni ‘50, con tutti i piacevoli corollari che comporta il feudalesimo medievale. Per esempio: la servitù della gleba, le punizioni corporali (amputazioni, cavamento degli occhi, taglio della lingua), lo ius primae noctis (vera piacevolezza per le signorine). E con qualche simpatica aggiunta tutta buddhista: il rapimento dei bambini per farne domestici o danzatori o monaci o soldati, lo stupro dei giovani monaci da parte dei più anziani, la pena di morte per congelamento. Perché la dottrina Buddhista impedisce di privare della vita un essere umano, e quindi il lama decretava generosamente che il colpevole fosse “lasciato a Dio” tutta la notte. Solo che la temperatura notturna tibetana va normalmente da 0° a -15°, e a quelle temperature l’intervento di Dio tende ad essere più, come dire, sporadico.
Ora riguardate la foto. Va meglio? No? Allora vuol proprio dire che votate Pdl. Bene, ho una chicca per voi evasori: tra le tasse che i servi della gleba dovevano pagare al proprio padrone (monastero o signore laico che fosse) ce n’era una il cui presupposto era la morte. Cioè: moriva tuo figlio/ padre/ moglie? Dovevi pagare 20 sacchi. Certo, niente di così barbaro come la reintroduzione delle tasse di successione da parte del governo Prodi, ma, converrete, almeno altrettanto sexy.
Non siete ancora convinti? No? Allora il vostro partito è La Destra, e il vostro anticomunismo viscerale e stantio rende la situazione senza speranza. Farò un ultimo tentativo: leggete questo**. Lo so, è in inglese, ma che diamine, è Pasqua! Ce l’avrete un po’ di tempo libero dopo la messa ed il tradizionale linciaggio pasquale di un immigrato rumeno! Come? Non sapete l’inglese? Fanculo, questa gente è davvero senza speranza.
In breve: non venite a raccontarmi che i monaci non se le meritano.
* Tutto ciò non ha nulla a che vedere con il diritto all’autodeterminazione del popolo tibetano. Come non ha nulla a che vedere con il diritto all’autodeterminazione di tutti popoli: tibetano, palestinese, iracheno, afghano, eccetera. Sì, anche dei popoli che non piacciono alla Santanché.
** In realtà la lettura è consigliata anche alla gente normale.